
Assessora?
Caro Direttore
ogni tanto dalla Faenza dove vivo mantengo i contatti con gli amici di Ferrara e spesso lo faccio proprio grazie a Estense.com.
Oggi voglio esternare una reazione antifemminista (che non significa maschilista, anzi!), indotta dalla lettura di un manifesto dell’Associazione Femminile Maschile Plurale, celebrativo del centenario di Simone de Beauvoir.
Bene, nella presentazione della scaletta degli interventi si parla dell’assessora X e dell’assessora Y. Capisco bene che si vuole mettere in evidenza il ruolo femminile, ma questo scempio grammaticale e filologico secondo me non fa altro che mettere in evidenza e perpetrare il di là da venire riscatto della donna. Mai come in questo caso la forma è sostanza.
Perché stravolgere un sostantivo, che si riferisce alla condizione umana nel senso generico appunto di “homo” (indifferentemente maschio o femmina) e non necessariamente alle esclusive condizioni di “vir” o “foemina”?
Mi viene in mente l’amico Verri quando, rivolgendosi in consiglio provinciale alla collega Brunella Lugli con il termine “consigliere”, si è beccato una risentita reprimenda per non averla chiamata “consigliera”. Continuo a pensare che proprio in questo secondo caso avrebbe semmai davvero mancato di rispetto alla collega: inventarsi a tutti i costi un termine femminile che non esiste equivale infatti a mettere in evidenza una condizione di presunta marginalità o peggio il mantenimento di un ghetto.
Ma purtroppo in questi giorni assistiamo sempre più frequentemente a termini come ministra, avvocata, diacona e chissà dove andremo a finire. Passi per i cacofonici maestra o professoressa o dottoressa, invalsi nell’uso comune fin dalla notte dei tempi, ma ormai dovrebbe bastare.
Speriamo che l’affrancamento della donna proceda davvero speditamente, non ostante tutte le diavolerie che le femministe dure e pure escogitano per rallentarlo.
Ing. Aldo Scapoli
Fonte: estense.com





