
Caro Sindaco, nonché Presidente del Consiglio Comunale, stimati membri della Giunta (eletti e non eletti), cari colleghi, consiglieri tutti, la presente dichiarazione è dovuta e credo un po’ da tutti attesa.
Cercherò brevemente nei minuti concessemi dal regolamento di fare un po’ di chiarezza e di esprimere alcuni concetti che sento il dovere di portare a conoscenza di tutti. Oggi sono un iscritto del PD, un membro della direzione provinciale del Partito Democratico con anzianità superiore rispetto a chi ha deciso di diventarne membro solo dopo l’offerta della candidatura “blindata”.
La convinzione di allora, degli albori, è limpida e piena, come quella del mio segretario nazionale Dario Franceschini. La mia convinzione è di avere un partito di centro-sinistra e lo ribadisco di Centro Sinistra, un partito che sappia abbandonare le divisioni e le provenienze e si raccolga in un progetto di cambiamento e di governo.
Oggi a Berra questo, mio malgrado, non lo vedo più. Bisogna uniformarsi a stili e diktat senza discussione e riflessione. La libertà di pensiero è ammessa, ma la conseguenza della difformità da tale pensiero è il boicottaggio e l’emarginazione. Il mio caso è emblematico ed eclatante. Sono state montate ad hoc dicerie e calunnie sulla mia fedeltà e lealtà al progetto di governo “Sviluppo e solidarietà” da me stesso scritto in più punti e sottoposto alla lista ed al candidato, punti presenti nel programma definitivo su cui s’impegnerà il gruppo ed il consiglio nei prossimi anni. Sulla mia persona si dichiarano “veti politici” od ancora più grave “voci, grida di piazza” tutte indirizzate contro di me.
Vorrei proprio pesare in termini di consensi questi veti politici, raffrontarli con il 35% di votanti delle primarie che mi ha scelto. Vorrei sentire queste voci aizzate contro la mia persona. Forse la professionalità posseduta, la perseveranza, l’impegno, la lealtà prestata alla causa nei passati cinque anni, non conta o forse non serve più. Ed allora via a trojke di nomine con scambi di deleghe, con professionalità da crescere. Sono sinceramente spaventato come cittadino. Non mi voglio addentrare sugli accordi e le promesse, perché forse a quei tavoli, a quegli incontri ripetuti e chiusi con: “siamo gentiluomini, basta la parola”, di persone con una parola e di veri gentiluomini ce ne era e ce ne è oggi uno solo: io. Non voglio affrontare neanche l’analisi dei numeri elettorali e delle preferenze, che come da mio uso e costume sarebbe prudenziale e realistica; voglio solo far notare che il successo di uno o l’insuccesso dell’altro si è giocato con pochi voti al centro, situazione che ha dimostrato lo scarso appeal di una leadership forzata e costruita con le parole.
Ora mi aspetto i fatti, la presenza sul territorio decisa e convinta, l’ascolto del cittadino, parole comprensive ed interessate. Su questo si baserà la mia presenza in questo consiglio, cioè sul ricordare a chi ha deciso di scegliere questo mestiere di farlo e di farlo al meglio. Sarò un consigliere attento e preciso alla gestione, ma soprattutto attento ai suggerimenti che riceverò e che porterò direttamente in consiglio, certo di poter fare con il ruolo affidatomi dai cittadini — cui non rinuncerò per incarichi in enti derivati o per lusinghe economiche — poco, ma comunque positivo, per il mio paese, dove vivo e dove sono i miei interessi ed affetti. Mi batterò fino in fondo per far emergere quelle istanze moderate e centriste che oggi non sono più, a mio modesto parere, adeguatamente rappresentate nell’organo di governo e snobbate dal gruppo dirigente locale PD e consigliare. Per quanto detto sopra, e mi accingo a chiudere, accetto la nomina e sebbene “non desiderato”, aderisco al gruppo di Sviluppo e Solidarietà. Non si torna indietro sulle scelte, sempre al servizio dei cittadini con libertà di pensiero ed opinione.
Simone Grandi
fonte: estense.com

